Human Rights Defender / FARUG

Senfuka J. Warry

Freedom and Roam Uganda (FARUG) è un’organizzazione che lavora per i diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI) in Uganda. È stata fondata nel 2003 da un gruppo di lesbiche che hanno deciso di attivarsi a favore di chi fosse costantemente molestato, insultato e discriminato a causa del proprio orientamento sessuale.
FARUG è un’associazione di base, non registrata, con un segretariato a Kampala che basa le proprie azioni sui principi della parità di genere e dei diritti contenuti negli strumenti internazionali ratificati dall’Uganda e su quelli contenuti nella costituzione del Paese. Senfuka J. Warry è il direttore esecutivo e la principale voce dell’organizzazione.
Capitano della nazionale ugandese di rugby femminile, è entrata a far parte di FARUG in giovane età come volontaria, fino a diventarne il principale punto di riferimento.

L'intervista
  • Puoi descriverci la tua organizzazione? Che tipo di attività promuove?

    Freedom and Roam Uganda (FARUG) promuove i diritti delle lesbiche, dei bisessuali e dei transgender. Lo fa principalmente attraverso azioni di advocacy a livello regionale, nazionale e internazionale, ma anche sviluppando le capacità dei suoi iscritti. Gli iscritti a FARUG possono, per esempio, svolgere periodi di tirocinio all’interno dell’organizzazione, per essere in grado di lavorare in organizzazioni simili.
    Facciamo anche molta formazione interna per dare al personale l’opportunità di acquisire maggiori conoscenze ed essere in grado di impegnarsi su diversi livelli.
    Tra le nostre attività ci sono anche quelle per far raggiungere l’emancipazione economica ai nostri associati: molti di loro sono genitori single, alcuni di loro non hanno raggiunto livelli accettabili di educazione formale, altri sono stati rifiutati dalle famiglie e non sono in grado di ottenere un lavoro a causa del loro orientamento sessuale. In questo caso diamo loro delle conoscenze e competenze di base che possono consentire loro di guadagnarsi da vivere.
    Abbiamo anche una clinica di emergenza con 3 infermieri sempre a disposizione per il servizio di primo soccorso. Alle fasce più deboli cerchiamo anche di garantire materiale sanitario, controlli (come quelli per il cancro al seno o all’utero) e abbiamo intenzione di iniziare a garantire la vaccinazione contro l’epatite B. Garantiamo consulenza alle vittime di violenza o per chi, a causa dell’emarginazione in cui vive, ha problemi di alcool e droga e abbiamo anche un piccolo club sportivo, il “Candy Sports Club”, in cui i membri giocano a calcio o svolgono altri giochi al coperto.

  • Quando hai deciso di impegnarti nella protezione dei diritti umani e perché?

    Sono cresciuta in un ambiente dove la violenza domestica era molto diffusa.Vedevo la violenza vicino a me, nelle famiglie dei miei stessi amici, bambine diventare madri e mogli dei loro padri. Il tema della condizione della donna mi ha sempre appassionata e ho maturato una forte spinta ideale. Vorrei vedere le ragazze andare a scuola, le donne smettere di soffrire e mi arrabbio per i numerosi casi di violenza domestica. Questi sono i motivi per cui sono diventata un’attivista e ora un difensore.
    Durante la scuola, nel tempo libero, facevo volontariato al FARUG. Ho imparato qui come funziona un’organizzazione e cosa significa parlare per coloro che non possono parlare per se stessi. In quanto Difensore dei diritti umani, so che posso creare consapevolezza in chi non ce l’ha, per cambiare le cose e chiedere e sostenere i diritti per le donne, le bambine e le persone LGBTI.

  • Cosa pensa la tua famiglia della tua scelta e del tuo lavoro?

    Il rapporto con la mia famiglia è complicato, non parliamo apertamente né del mio lavoro, né della mia omosessualità. A volte affrontiamo la questione dell’orientamento sessuale, ma mai riferendoci a me.
    Sanno che ho una passione per le donne svantaggiate e per i temi con cui lavoriamo a FARUG, ma la questione dell’orientamento sessuale non permette loro di vedermi semplicemente come una donna che ha deciso di lavorare per il benessere di altre donne, comprese quelle che fanno parte della mia famiglia.

  • Secondo la tua opinione è difficile essere donna in Uganda?

    È molto difficile essere una donna in Uganda, soprattutto per quanto riguarda la situazione economica. Molte donne hanno al loro fianco mariti che non riescono a prendersi cura di loro e dei loro figli. In molte famiglie le donne si occupano della casa e dei figli e devono anche lavorare per portare a casa il denaro sufficiente per pagare il cibo, le tasse scolastiche, etc.
    La società ugandese è patriarcale e questo influisce anche sul mondo del lavoro, limitando le possibilità delle donne di accedervi.
    Prendiamo il mio esempio: io ho studiato ingegneria delle telecomunicazioni. Nel mio corso di studi ero l’unica donna, ottenevo risultati migliori degli altri, ero capace di risolvere problemi complessi, eppure non mi hanno permesso di lavorare perché la politica aziendale era di non impiegare donne nel settore. In molti settori le donne non sono ben accette e in altri sono costrette ad avere rapporti sessuali con i superiori per ottenere un lavoro.

  • Quali sono gli aspetti positivi del tuo lavoro?

    Partecipare alla difesa dei diritti umani mi ha permesso di accedere ad una buona educazione e formazione. Sono riuscita a studiare in parte perché giocavo a rugby, grazie ad una sovvenzione privata che supportava i giovani rugbisti, e in parte grazie all’organizzazione. Da sola non sarei riuscita a far fronte alle tasse scolastiche, mentre far parte di questo mondo mi ha permesso di laurearmi.
    Apprezzo molto anche il fatto che oggi sono in grado di impegnarmi su diverse piattaforme e a parlare sia come donna che come parte della comunità LBGTI. Mi è stata data la possibilità di partecipare a diversi forum, di parlare per gli altri, di rappresentarli e per me è molto importante e arricchente. Grazie a questo lavoro sono riuscita anche a ispirare altri giovani, che sono a loro volta diventati difensori dei diritti umani. Questo mi riempie d’orgoglio.

  • E i maggiori ostacoli?

    Il più grande ostacolo è quello di non poter operare liberamente. Abbiamo una sede e degli uffici, ma ci nascondiamo costantemente. Se si potesse operare e parlare liberamente, il nostro lavoro sarebbe più facile e potremmo ottenere più risultati. Vorrei potermi esprimere liberamente come donna, poter parlare con passione del dolore e delle discriminazioni che soffrono le donne, al di là del loro orientamento sessuale.

  • C’è un caso che hai seguito nel tuo lavoro a cui sei particolarmente affezionata?

    Grazie all’esperienza maturata nell’organizzazione ho migliorato le mie doti di leadership fino a diventare capitano della squadra di rugby, per tre anni di fila. Questa posizione mi ha permesso di impegnarmi per quelle ragazze che volevano giocare nella squadra e contestualmente tornare a scuola. Siamo riusciti a permettere a quattro di loro di tornare a studiare e di giocare. Questo caso mi sta particolarmente a cuore perché ha unito due parti importanti della mia vita: l’amore per lo sport e il desiderio di aiutare ragazze in difficoltà a trovare una via d’uscita, una possibilità di affermazione.
    E poi sono orgogliosa di tutti i giovani che sono diventati attivisti, cambiando la loro esistenza, dopo avermi incontrato e aver discusso con me. Penso di aver aggiunto qualcosa alla loro vita.

  • Quali sono le azioni che secondo te possono essere attuate per promuovere il rispetto dei diritti LGBTI in Uganda?

    Purtroppo in Uganda dobbiamo partire dalle basi. Dobbiamo far capire alle persone che siamo tutti esseri umani, indipendentemente dall’orientamento sessuale Finché le persone si limitano a guardare solo quel particolare aspetto, invece che andare oltre e vedere l’uomo o la donna, non faremo grandi passi avanti.

  • Pensi che i difensori dei diritti umani possano farsi promotori di un cambiamento culturale in Uganda?

    I cambiamenti culturali sono difficili in generale e quando si tratta di diritti LGBTI ancora di più. In Uganda ogni volta che si tenta di discutere della questione dell’orientamento sessuale, dell’omosessualità, l’accusa è proprio di tentare di cambiare la cultura, di allontanarsi dai valori tradizionali africani.
    Come difensori dei diritti umani sentiamo molto questa difficoltà, è un lavoro duro, perchè spesso ci sentiamo dire che vogliamo apportare i cambiamenti dell’uomo bianco, di offendere i nostri anziani.

  • La legge contro l’omosessualità voluta dal governo di Museveni ha certo segnato un rallentamento in questo percorso. Voi come avete reagito quando è stata approvata?

    Abbiamo pensato che non saremmo più stati gli stessi. La prima reazione è stata senz’altro la paura. Per un periodo di tempo abbiamo chiuso l’ufficio portando via tutti i documenti che contenevano informazioni sensibili. Temevamo per le nostre vite e che qualcuno potesse entrare nella sede del FARUG con l’obiettivo di attaccarci. Noi abbiamo preso le nostre precauzioni e fortunatamente la nostra organizzazione è stata risparmiata, ma abbiamo registrato molti casi di sgomberi, un aumento degli arresti e della violenza.
    Molte coppie omosessuali, per salvaguardarsi, si sono separate. Alcuni dei nostri partner ci hanno aiutato, trasferendo molti dei nostri associati.
    Ci sono stati tre arresti nel nostro gruppo e abbiamo registrato molti casi di abusi legati all’omosessualità. Sono successe molte cose ed è stato molto complicato per noi gestire quel momento, abbiamo deciso di tenere un profilo basso per salvaguardare l’integrità fisica dei nostri associati, il pericolo era troppo alto. Ci siamo sentiti come degli spettatori passivi fino a quando la legge non è stata cancellata.

  • Pensi che la mancanza di fondi sia una sfida per il tuo lavoro e per altre associazioni in Uganda, in particolare nel campo dei diritti umani? Cosa pensi succederà in futuro in termini di rispetto e promozione dei diritti umani?

    Credo che negli anni a venire in Uganda ci sarà più rispetto per la diversità.
    Molti Paesi erano nelle nostre stesse condizioni e c’è voluto del tempo per raggiungere la consapevolezza a cui sono arrivati oggi. Non so fino a che punto arriveremo, ma il cambiamento arriverà. In parte c’è già stato perché, per esempio, mentre ci prepariamo alle prossime elezioni stiamo in qualche modo discutendo di omosessualità.
    C’è stato un dibattito in Parlamento su questo tema e su quello transgender da parte dell’Onorevole Otafiire 1. Dunque il cambiamento ci sarà, graduale, ma certo.
    1 Il Maggiore Generale Kahinda Otafiire è un politico ugandese e ufficiale militare. È l’attuale Ministro della Giustizia e degli Affari Costituzionali nel Consiglio Ugandese.